IL FIGLIO DI DJANGO

Anno: 1967
Aka:
O filho de Django (Spain) | Son of Django (U.S.A.)| Fahr zur Hölle Django (Germany) | Le retour de Django (France)
Regia:
Osvaldo Civirani
Cast:
Gabriele Tinti, Daniele Vargas, Guy Madison, Pedro Sanchez.
Durata: 88 min. eston.
Musiche: Piero Umiliani

Il figlio di Django è sulle tracce di Clay, l'uomo che uccise suo padre Django, Tracy, ancora bambino, ha dovuto assistere alla morte del padre Django, colpito alle spalle. Dopo molti anni si unisce a due pistoleri, Logan e "Quattro Assi", la cui meta è Topeka City, dove sono stati chiamati da un certo Thompson per liberare il paese da Clay e dai suoi uomini. Dopo molti equivoci Tracy, che nel primo tempo riteneva lo stesso Thompson l'uccisore del padre e la causa dei disordini scoppiati a Topeka City, riesce, insieme a Logan e a "Quattro Assi", a debellare la banda di Clay. Stanco dell'odio e dei sangue versato, Tracy aiutato dal reverendo Fleming vecchio amico di Django, si lascerà convincere da quest'ultimo a non uccidere Clay ma ad assicurarlo alla giustizia.




Osvaldo Civirani, qui al suo secondo western, sfrutta il nome del famoso Django di Corbucci, per attirare pubblico in quegli anni e per proporre un film dalla storia classica di vendetta ma dal finale interessante. Civirani condisce la pellicola con molti personaggi, quasi nella parte iniziale si stenta a capire subito chi sia il protagonista. Nel suo unico western Gabriele Tinti è Tracy il figlio di Django, che combatte contro il violento Clay (Daniele Vargas) per vendicare il padre ucciso quando era un bambino. L’assassino, che non vedremo mai in faccia, risulta essere proprio Vargas. Tracy è un pistolero roso dalla vendetta, cupo e chiuso in se stesso. Quasi autodistruttivamente va verso il suo destino convinto che l’orrore che ha vissuto, e che ora si porta dentro, gli permetterà di arrivare al vigliacco Clay, farsi così giustizia e riprendersi parte della sua esistenza. Ma il protagonista nel finale invece di consumare la sua vendetta, lascerà il compito della giustizia alla legge, cosa alquanto strana nei western italiani. Altra anomalia è il personaggio di Guy Madison che veste i panni di un prete pistolero, cosa che farà di nuovo con il celebre “Reverendo Colt” di Leon Klimovsky. Pellicola piena di ottime scene di violenza come il pestaggio ad un allevatore che si ribella a Clay, o la tentata violenza finita in tragedia verso la moglie di quest’ultimo. In più vi è da dire che in questo film per la prima volta si vede un prete che usa la colt. Carlo Lizzani infatti lo stesso anno propone il riuscito predicatore con la colt nel western "Requiescant" ma mai nessuno aveva osato far sparare un prete. Purtoppo il film anche se non era eccessivamente violento fu proprio per questa originalità a beccarsi un divieto ai minori, il motivo? ...il personaggio del prete che sparava con la Colt non fu preso tanto bene dal Vaticano. In conclusione Western originale, molto gradevole, ben girato e con ottimi attori.

 

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