DJANGO

Anno: 1966
Aka:
Django (Spain) | Django (U.S.A.) | Django (Germany) | Django (France)
Regia:
Sergio Corbucci
Cast:
Franco Nero, Loredana Nusciak, Eduardo Fajardo, Jose Bodalo, Jimmy Douglas.
Durata: 94 min. eston.
Musiche: Luis Bacalov

Uno straniero spettrale che si trascina una bara, arriva in un villaggio ai confini con il Messico, qui spadroneggiano le bande rivali del bandito Hugo e dello spietato generale razzista Jackson. Lo straniero di nome Django comincia a mettersi contro le due fazioni. Prima sgomina la banda di Jackson con un mitragliatore nascosto nella sua bara, dopodichè fa sparire l'oro rubato da Hugo e la sua banda ma questi lo cattura e gli fa spezzare le mani. Nel frattempo Jackson uccide la donna a cui Django era legato, ma questi anche con le mani fracassate lo attenderà al cimitero per la resa dei conti in un duello memorabile.



Uno straniero spettrale che si trascina una bara, arriva in un villaggio ai confini con il Messico, qui spadroneggiano le bande rivali del bandito Hugo e dello spietato generale razzista Jackson. Lo straniero di nome Django comincia a mettersi contro le due fazioni. Prima sgomina la banda di Jackson con un mitragliatore nascosto nella sua bara, dopodichè fa sparire l'oro rubato da Hugo e la sua banda ma questi lo cattura e gli fa spezzare le mani. Nel frattempo Jackson uccide la donna a cui Django era legato, ma questi anche con le mani fracassate lo attenderà al cimitero per la resa dei conti in un duello memorabile.La storia di questa pellicola come tutti i grandi capolavori è anche dovuta al caso. Sergio Corbucci non voleva fare assolutamente questo film. Franco Rossellini produttore del film, aveva letteralmente pregato Sergio Corbucci di dirigere un western, dandogli totale carta bianca. Corbucci però non era per niente convinto di questo film, ebbe l'idea di aggiungere la bara come contenitore di un arma, dopo aver visto in un fumetto un pistolero che si trascinava dietro una bara e prese il nome Django del protagonista dal celebre jazzista Django Reinhardt, di cui era un grande fan. Il film venne girato con pochi soldi in poco più di venti giorni di riprese. Il basso budget fu probabilmente la fortuna di Franco Nero, che venne scelto al posto di Mark Damon, l'attore che Corbucci avrebbe voluto come protagonista. Anche la città piena di fango fu un caso, visto che girarono in un periodo che la location aveva subito una pioggia quasi torrenziale, in pratica per usare proprio una frase di Corbucci, un giorno disse alla moglie riferendosi al film: "Sto facendo la più grande porcheria della mia vita". Nello stupore di tutti, sopratutto di Corbucci, al botteghino Django esplose come una bomba, più di tutti in Germania, dove fu battuto agli incassi solo nel 1971 con "...continuavano a chiamarlo Trinità" di Enzo Barboni. Il successo di questo film e di questo personaggio si è poi consolidato negli anni a venire ed è ormai considerato il capolavoro assoluto di Sergio Corbucci, il primo western gotico e iperviolento della storia, pellicola che avrebbe poi contato schiere di imitatori in tutto il mondo, dal messicano Robert Rodriguez con il suo "Mariachi" nei film: "Desperado" e "C'era una volta in Messico", dall'americano Quentin Tarantino con "Django Unchained" o l' asiatico "Sukiyaki Western Django di Takashi Miike, in pratica questa pellicola ha ispirato tantissime altre pellicole, ed è il western che insieme alla "Trilogia del Dollaro" di Sergio Leone ha fatto conoscere il western italiano in tutto il mondo. Pellicola intramontabile, una copia di questo film è custodita in un famoso museo di New York considerata una rara opera d'arte cinemetografica..

 

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